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su una città

giugno 18th, 2012 § 8 comments

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……………[il custode dei marmi. discorso immaginario in San Salvatore]
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uno che arriva a crescere cura
senza copertina d’infanzia, ritagliando
il narciso turistico, il marmo nero che supplica
di risalire la strada.
È questo paura che la città scompaia
/ vita tanta tagliola /
a mettere fuori la testa. Clessidra nostra
la polvere sosta senza mai equilibrio.
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*
……………[il custode della scrittura che penso]
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C’è sempre qualcuno – più d’uno
che riporta ogni grano che sale la china
la ripetizione, come una pugnalata, della scrittura.
Ecco che cala, posa la valicante spalliera.
Fervidamente la gioia
da racchiudere come il mare le uova dei pescherecci.
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*
tanta barocca in marmi pieni di traccia
che come rospi aspettano un bacio trasformante di sole
e sopra terra va e viene la vena fuggiasca di paure
la reticella in serbo del potere.
La mente infatti si è data un padre da cui discendere
ma tutto a mamma polvere e fra le pietre
l’alzarsi d’anatre della luce
e seguirne il volo, dare ascolto, agitando le mani
nient’altro.
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*
ma nel mercato dove mi eclissa l’intera riva d’orto
porto la mia infanzia del bosco, ma a dirla, allo stremo
non c’è luogo. Ora, mie care foglie siete uno spago
come i frutti e le grida dei venditori dai colori forti
come gli insetti prigionieri, forse ospiti, fra le piume
Il coltello che scintilla in sé riunisce sole e neve
ma fuori rende le carni, espone.
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*
Ora per la gloria immemore degli insetti
senza accorgermi è questo ammasso al vento
più origini suggestionabili poi convivono.
Capirlo o nemmeno, anch’io disposta sul mio bell’amo
faccio voce, vengo alle nervature più ostinate, a foglie bene.
Ora, la domesticità è seme e, conseguente, la città che scende
profonda fino al mare, su è giù case conchiglie e fin banchine.
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§ 8 Responses to su una città"

  • Annamaria Giannini scrive:

    uh, non me l’aspettavo. Che bello. Corro a leggerti, ero venuta per rileggere l’ennesima volta animalamare, poi fare un salto indietro a scoprire qualcosa di qualche tempo fa. Poco a poco sto leggendo tutti i post, e ne sono incantata. Poi torno e ti dico…

  • Annamaria Giannini scrive:

    la cosa che mi affascina a prima lettura delle tue poesie è l’associazione di idee, immagini apparentemente slegate fra loro che si uniscono per descrivere quella esatta sensazione, che, dopo , non riusciresti a spiegare bene in nessun altro modo.

    uno che arriva a crescere cura
    senza copertina d’infanzia, ritagliando
    il narciso turistico, il marmo nero che supplica
    di risalire la strada.

    a volte rileggo poi ripeto a occhi chiusi per visualizzare le parola, come ora quel marmo

    Ora, mie care foglie siete uno spago
    come i frutti e le grida dei venditori dai colori forti
    come gli insetti prigionieri, forse ospiti, fra le piume
    Il coltello che scintilla in sé riunisce sole e neve

    poi la musicalità, lo sciogliersi dei versi, in un linguaggio che esula da qualsiasi leziosità.
    Infine, ma non ultimo in importanza, il fatto ogni volta che rileggo una tua riesco a scoprire un accento, una pausa, un virtuosismo nuovo, una curva o un sospiro tra le sillabe.. Piena la tua scrittura, e densa. Grazie.

  • margheritaealla scrive:

    oh, ma la sorpresa è mia Annamaria! Grazie di esserti soffermata e della lettura. Credo che individui benissimo quello che voglio esprimere e, soprattutto, come lo voglio esprimere. Ti ringrazio molto, la tua attenzione così acuta è un vero dono. Un abbraccio

  • Giancarlo locarno scrive:

    Un lavoraccio per la polvere della clessidra fare di tutto per non cadere nel buco del passato e propagarsi l’infanzia nel futuro.

    *

    Non sa che c’è sempre una fila di formiche che grano dopo grano la riporta sù ogni giorno faticosamente lungo la china, che è poi la stessa dove gli avari e i prodighi spingono la loro pietra nel girone infernale.

    *

    L’alzarsi d’anatra della luce è come un “riveder le stelle”.

    *

    Che poi vuo dire portare l’infanzia nel bosco, nel non luogo.
    Che starno che alla selva oscura fuori città si arriva alla fine del viaggio
    che questo coincida con la partenza?

    *

    La città c’è ma non si vede , scende, al contrario di quella di Boccioni che sale,
    una città domestica, che (come noi in estate) sta andando al mare.

  • confessiogoliae scrive:

    una città di marmi…è bello ritrovarti, poetessa dei lucidi arcani.
    Scolpisci e scolpisci ancora, ritagliando parole e significati arrivi alla scultura finita
    bella che Fidia n’avrebbe invidia…Le tue poesie, di candido marmo cangiante, rivelano molteplici profili: il tuo, che non scompare.

    Giganteggi, come sempre.

  • margheritaealla scrive:

    Grazie Giancarlo, come sempre molto belle e accurate le tue lettuere e grazie Stefano! Oltremodo generoso come sempre – Bellissimo ritrovarti. un caro saluto e buone vacanze!

  • malosmannaja scrive:

    spettacolare il *tatantata*, di “vita tanta tagliola”: ho udito chiaro il morso metallico addentarmi le carni. però ti foglio bene.
    : )

  • margheritaealla scrive:

    malos dolce ti foglio bene anch’io :). vero che ho fatto tutto questo tatantata voluto :)
    (alle tue carni ci tengo, come sai…non le addenterei, ma bacioni). Grazie

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