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postumo ventoso

maggio 18th, 2012 § 8 comments

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[le tue mani, femmine che partoriscono lo scrivere
non una scrittura piena dal cordone, poi deriva
ma una breve mosca, in cerca di risposta
che alla dolcezza si appiccica e alle ombre sulla carta]
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Una notte sospesa alle foreste, l’uovo di mondo
della luna. Non c’è infatti fibra che sottoposta
a calco lunare non diventi interiore
o, perlomeno, venata in ciò che muore
non riprenda l’alto mare dell’albume
per farsi rosso vivo. Un esempio è questo scuro
venire dalle ombre, per poi uscire
delicati alla frantumazione.
Onde, montagne, È un turno terrestre, amico
ruota bene.
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del resto più colore è invano
spalmato lungo il filo, poi confonde
le lenze e il piano nobile, fa giungere
il nervo implicato con il bianco
poi alveo del papavero solare
crescente oppio miele.
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ma la discesa è infera stazione
lì si percorre il raggio minore
del singolo bagaglio
portato come anello
chissà dove che lega
o quanta bellezza catena
senza effetto di chiave
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intriso nella carta
prendi in custodia ciò che sgorga
che non sia troppo fredda la linfa di sambuco.
Come giocolieri le parole hanno spostato
le mani verso più sensibili tendoni
esibirsi o bei liberatori
con la consegna delle chiavi
o altre pulci, spiriti buoni.
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§ 8 Responses to postumo ventoso"

  • cristina bove scrive:

    prendo in custodia la tua voce
    perché mi faccia lume e compagnia.
    ciao
    cri

  • Giancarlo locarno scrive:

    Una bella poesia staminale che ha la potenzialità per diventare qualsiasi cosa
    L’uovo è come la sfera di cristallo, vi si leggono mescolate le ombre nere col papavero solare
    E si prende in custodia ciò che sgorga.

  • margheritaealla scrive:

    Grazie Cristina, bello essere nella mia voce custodita! e grazie Giancarlo per il bellissimo commento e, di nuovo per la custioda di “ciò che sgorga” e che è del lettore innanzitutto.

    un abbraccio caro!

  • frantzisca scrive:

    ma a quale domanda mi chiedo…forse una diversa per ciascuno di noi…ci si accontenta poi del dolce appiccicume…o storditi dal tuo oppio-miele. Credo Piccolofiore, che si esca dalla frantumazione più sensibili sì, ma molto più forti per portare pesi o catene senza chiave, e non è sufficiente scriverne per liberarsene, o almeno
    il sollievo dura il tempo di sciorinare il tutto (in maschera) sotto gli occhi degli altri, e forse in fondo nella perfezione dell’anello che chiude ci si può perdere…
    come mi perdo io quando ti leggo e m’inoltro in un sentiero, poi ti rileggo e scorgo altre vie e non so mai quale è stato il tuo percorso, per me ricco di fascino e mistero
    bacetto

  • margheritaealla scrive:

    che bellissimo commento Francesca (frantzisca), grazie tantissimo!
    e grazie anche a Francesca (roadstrada) “ruota bene” :) sì, un bel augurio anche a te,
    un abbraccio

  • malosmannaja scrive:

    il parto della mani, il viaggio dello scrivere: breve, dal cordone al foglio, ma infinito quanto un viaggio in alto (a)mare. e l’immagine bellissima di quell’ombra di dolcezza sulla carta, cui si appiccicano le parole mosche nere. insomma, un bagaglio che int-ride il foglio-figlio (mi piace l’idea) custodendo sogni e bisogni.
    particolarissima poi la sequenza finale in cui le parole stesse agiscono le mani (disoccupate al termine della scrittura, ergo sollecitate a salpare verso altri lidi), evocando l’andare e venire dei pensieri associativi, gli equilibrismi della mente, nonché le chiavi di lettura che aprono divaricato il senso, liberatorio e toccante.
    notevolissimo vent’osare…

  • margheritaealla scrive:

    e un altro bacio qui. perché….

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