Quanto andare per tensioni mani nella sferza delle molle e dove ti pensi, quanto più tirato, inafferrabile arriva lo spezzarsi degli anelli nervi come cinghie slabbrate di satelliti. * ogni tanto la morte mi coglie in mille faccende al più sopraggiunge, prendendomi di fronte. Di prodigioso nessun segnale d'allarme vicino all'argine continuo a piegare le calze o cose del genere. Però le dita rimangono morbide non tocco, né sposto il cadavere. * è che nessun raggio mi corre passa le bende, tira le mani. Non ci sono interruttori e i pianeti prigionieri arrivano in ritardo dal passato come un suono di grammofono come un bacio che ti riporta dolce nel vano. * le mani atterrano per prime e dopo che cadute, continuano a salire (in alto un cielo minore che pesi poco come la neve) ad un certo punto della creazione fatte non per splendore, ma per posarsi ovunque api di polvere in polvere. Beato polline.
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E’ come se durante lo scorrere routinario del giorno si rompesse una cinghia di trasmissione dell’automobile.
Anche quando meno ce lo aspettiamo in mezzo alle faccende come il veicolo ci fermiamo nell’attimo di piegare le calze o cose del genere.
Il cosmo dei pianeti è in ritardo e anch’esso sembra fermarsi.
Siamo diventati la famiglia Adams, ma la mano esce dalla scatola e riparte per prima.
Come la colomba di Noè si accorge della fine del naufragio, allora il polline è la povere delle primavere che si stanno formando nel crogiolo.
giancarlo
Giancarlo, come al solito, mi restituisci una lettura bella, ricca di rimandi e suggestioni. Grazie mille e, a proposito, Buon Anno!
Vanno da sole le mani
il pensiero distante in voli a volte desiderati, a volte invasivi…
ma loro vanno nell’automatismo quotidiano, e basta niente a farle ricadere dalla sconsolazione, ma basta ugualmente poco a farle alzare in volo, o per sentirsi vivi…
oppure lèggere queste tue mani per trovarci un universo, e la grandezza di Piccolofiore.
Quanto polline in te Margherita.
Con le mani ho distrutto delle cose, ma non sono riuscita a distruggere ciò che rappresentavano, e ciò che mi evocava la loro vista.
Un bacio
è meraviglioso il tuo commento Francesca, troppo bello davvero, soprattutto nella parte finale… che fa male, ma quanto vera e scaturisce!
un abbraccio grande grande
Versi bellissimi, complimenti. Basterebbe la prima strofa. E invece no, non si esaurisce.
Quel “cielo minore”, poi, mi ha ricordato l’ “inferno minore” di Claudia Ruggeri.
Con sincera stima.
Q.
Grazie Q, dell’apprezzamento (mi piace molto e mi ritrovo nel tuo riferimento a Claudia Ruggeri, anche se non ho pensato al “suo inferno minore” mentre scrivevo).
[Q. mi fa venire in mente il libro omonimo di Luther Blissett/Wu Ming...] Un caro saluto