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la nostra di sé

marzo 20th, 2014 § 4 comments

O l’eco più interno, dove picchia il martello
intenso nei punti sensibili
uguale per la legge dei grandi numeri
o più fioco (che nevichi?)
quando calmati i suoi strepiti
accosti l’orecchio: un uccello che sbatte
dal suo piccolo trespolo
e non sai se ha perso il bosco o l’abisso.

*

*
un cuore legato alle rondini e allo spazio
un semplice muscolo che ricacciato nel becco
sa che la morte prenderà il suo posto.
Ma per intanto è rosso e attinge all’assoluto
Di questo nuovo nido hanno cantato
e del richiamo qui in volo
rimaniamo noi e un cielo estremo
(non voglio che smetta il suono
del suo elemento nutritivo
di quanto poco sappiamo
del verme nel suo feroce attaccamento)
ma è così che intanto
troviamo un raggio che ci brucia, l’interezza
inquieta, un cuore della notte intriso in certi punti
“Dev’essere mattino” e i timpani, alberi ancora freddi
iniziano a vibrare. “Dimmi a quanta ombra
sei disposta, a quanto fiore”

*

Toccare la tua mano che mi tocca, sempre più alta e bassa
stremati dalla polvere e dalla traccia, infine dalla tenerezza
che trapassa nei frammenti delle storie, l’idea e chi l’ascolta
o addirittura chi ne scrive, con le punte di dita come nugolo
di uccelli al sole.
Ma non è il vuoto, in particolare, quand’anche fosse raggiungibile
o il pienone emotivo che ci lega la mano, ma lo spostarci
sul terreno più caro al primo grido.
Questo un tentativo, anzi un modo per “la nascita del quadro”
che prolunghi il suono e il lago.
Poi perdendo il tempo, l’uno dentro l’altro…

*

al primo aprirsi dei dormienti
i raggi svolgono il cuscino
e il riserbo caro di non svegliarti
lasciando che il tuo sonno perdutamente mi dimentichi
e che spaesamenti candidi infilino il buio
senza traccia di ago.

*

ma torniamo all’amore, sta per spuntare.
Il suo asse terrestre inclina giorno e notte
significa ha sussultato. Ho paura e riso
il sesso dello splendore di rami del ciliegio.
Fuori di me un bacio, per quanto possa
prendere il fuoco e darlo in superficie.

*

§ 4 Responses to la nostra di sé"

  • è ascoltare un sussurrio primordiale e allo stesso tempo evolutissimo nell’avvolgersi in folate di significati che tuonano dentro come brezza, o come un’aurora nuova e commovente. bellissimo leggerti

    D.

  • Giancarlo Locarno scrive:

    Un Qoelet allegro e primaverile, che per un attimo lascia la vanitas vanitatum dietro la tenda e diventa l’amante del cantico dei cantici. Lo spazio è infinito e misurato con le leggi dei grandi numeri, ma le sue geometrie si popolano di solidi irregolari come gli uccelli, i rami di ciliegio e le
    Mani , e le funzioni sono quelle che descrivono il percorso del bacio attorno all’asse terrestre prima di colpire col suo fuoco il primo aprirsi del dormiente.

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