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inizio dal padre

ottobre 20th, 2012 § 7 comments


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per molto tempo a venire
eri la bambina alla destra del padre
con il dolore non ancora trattenuto
un gran bello spreco che non si volgeva
mai indietro, o più per il bacio, per buono
davvero, nel dualismo umano. E poi di sicuro
altro tace la fotografia sullo scrittoio: l’uomo
porta in sogno qualcosa di invivibile e
prima di versare lacrime
la necessità di compiere qualcuno
perseguita, e più caro parere di esserlo, dominio.
Il che se dovesse, che razza di interezze
schiudono gli edificanti occhi da latte.
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*
con gli anni in me cresco mio padre
non per intenzione, ma per il giusto potere
conferitomi dal suo (come casa, pendio
ombra che dal vivo non si arresta
né ritenuta adatta, ma che una volta in testa
rimane un nesso legato all’inizio, ancora indifeso
giù nell’abisso). Intendo, c’è il bambino
potrà amarti o meno, ma ugualmente ciò che segue
ha la mia filiazione. Si tratta anche di parole
che fanno tornare e delle montagne, ovvio.
Ogni volta che mi sono persa intorno
questo il primo luogo, anche se in preda al gelo
altrimenti quale sarebbe il dominio.
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[e lui, in me, di sicuro
come di un gesto – posso fargli questo?-
che trattengo nel braccio. So quanto forzo
e tremo e riporto. Non mi separo
dopo averlo freddato, m'insinuo].
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ma per un albero solo l’attaccamento
tu mi dici il pino cembro ci mette
a diventare adulto, non guardare presto.
A volte occorre togliersi dal varco
passare le mani, la folgore delle vene
sopra i pugni.
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*
Ma per un albero solo sta lì piegato
tuttavia nel beneficio, per esempio il sole
con la sua verità ingrandisce le vene.
Gira dunque un fervore ambidestro, come un convoglio
è scosso. E poi l’eterno cerchio che ci regge non grandissimo
in breve l’amore di noi stessi accarezza il dorso.
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*
in breve, la fiamma di noi stessi, che tu vedi e passi
sospingi gli occhi, i fuochi incerti bastano a ferirti
e dal profondo i sogni come bambini
lanciano luccichii. Un giorno tutti
nel gioco debbono entrare o perché intorno al giocoliere
un nonnulla trattengono il fiato. Dadi in proprio
provare a riprendersi tutto. Il sole è un tappeto aperto
anche molto comune, l’occhio fruscia le sue piume
ma in quanto a rifrazione…
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*
è che rinascere da poche parole
il vento sentirlo e non solo
per l’osservazione del pettirosso
che apre il suo scatto: oltre le ali
è detto, tende più in alto.
Del resto, niente è pronto: il sole un gorgo
di luce sopra foglie rinsecchite, il riparo
una catena di montagne ombreggiate
e il tuo stesso profilo è un monte
pallido per il ritorno all’origine
ma tu sai confondere la parola che vi sale
dalla bocca come sotto una pioggia di cenere
e dici quante forme hanno i rami
sotto il mormorio dei frutti maturi.
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§ 7 Responses to inizio dal padre"

  • malosmannaja scrive:

    un tono caldo, viscerale, quel “mormorio dei frutti maturi” rrrrrr, che quasi fa le fusa al gorgo mentre s’inabissa nel profondo (sogni come bambini). pare d’intravedere un ponte tra dominio e indifeso, come se il luogo racchiudesse alfine tutte le interezze, ma le parole stentano la circolarità per cingere il nonnulla e il tutto. non saremo mai pronti, nonostante il cerchio, ma per un albero…
    mi mancavi.

  • cristina bove scrive:

    non ho avuto padre da ricordare
    m’immedesimo in te, figlia che lo riporti in poesia
    con trame avvolgenti e coinvolgenti
    grazie
    cri

  • Giancarlo locarno scrive:

    Accanto all’albero, alla destra del padre, accanto all’albero stante e perenne.
    Allora si attiva il meccanismo biologico per il quale progressivamente ci trasmutiamo nei progenitori nel momento in cui se ne acquisice il nome
    Ma lì per terra ci sono ancora i dadi in proprio
    Per riprendersi il tutto..

  • Doris Emilia Bragagnini

    ottobre 21, 2012 alle 9:44 am

    mi hai fatto venire le lacrime agli occhi Marg, è una lettera, una dedica, un racconto, uno studio d’anime e rapporto, la foto di una concatenazione emotiva che mi lascia con poche parole e la sensazione d’essere più ricca dentro.

    … ma per un albero solo l’attaccamento
    tu mi dici il pino cembro ci mette
    a diventare adulto, non guardare presto.
    A volte occorre togliersi dal varco
    passare le mani, la folgore delle vene
    sopra i pugni.

    … è che rinascere da poche parole
    il vento sentirlo e non solo
    per l’osservazione del pettirosso
    che apre il suo scatto: oltre le ali
    è detto, tende più in alto.

    … e dici quante forme hanno i rami
    sotto il mormorio dei frutti maturi.

    un testo magnifico (ciao un bacio), D.

  • maria d'ambra scrive:

    un percorso a ritroso e in avanti, un percorso circolare che porta dove tutto ha inizio nella storia di un bambino, il grande albero-padre che accompagna il movimento del vento con un mormorio di fronde… ma il bambino divenuto adulto sa che l’inizio coincide sempre con la fine, che il padre è anche il figlio, che l’albero è la terra, e viceversa in un girotondo d’eternità e che un coup de dés n’abolira jamais le hasard, perché il lancio dei dadi apre la via a tutte le possibilità del caso e al tempo stesso le nega…
    un saluto

  • margheritaealla scrive:

    grazie di cuore
    avete sempre bellissime e generose letture e parole.

    un abbraccio

    grazie a maria d’ambra che incontro per la prima volta.

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