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auguri insieme

dicembre 29th, 2011 § 6 comments § permalink

dove come perché

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dentro la storia si afferra una piccola zolla
che dopo avere viaggiato e a lungo sentito
non poteva bastare. Ali abbandonate sulle sedie
cautamente quotidiane, fremono ancora prove
e a seguire
vento che non sa dove squarcerà lo spazio
non ancora stretto.
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E come sarebbe anni dopo il padre
siede con il figlio nell’incavo
del piccolo centro, non trovando odore.
Temporale è il sole e rientra nell’origine.
Non c’è falso d’immagine sulla panchina
perché terrena la madre diventa grande
e ogni morte imitante ne stringe una
l’uno sull’altro, l’onda la riva
c’è qualche riparo all’insidia
la terra salvata per mano per strada.
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E come sarebbe l’architettura di un uomo:
al luminoso perché ognuno appartiene
ad un vento intensivo, non a un piano regolatore.
È autunno, spira da ovest, con tutto il suo guanciale
vita e morte insieme si soffocano di premure
e in questa illustrazione ogni permanenza in fiore
nel petto le strettoie dove le radici pescano e creano disturbo
udite udite il dubbio: il perché di un mondo curvo.
Come da tanto spirito.
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appena di neve

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Da un lato l’ala sepolta è il primo indizio
per chi con la lampada cerca sotto il chiarore
la mano dalla ferita inguaribile è appena sopra la neve

l’altra che è più reale segue il dolore.
Invecchia con il bambino che ne raccoglie le piume
e le conserva nel libro.

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di più, ti è chiara la neve
che imbeve il fogliame dei tetti
a lungo in preda a noi stessi
per non spezzare la casa
E sotto la franca distesa
non già compagnia nebulosa
dei cari superstiti
ma il vestimento di oggetti
tramandanti vivi, presi in ostaggio
terreni.
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poi sull’altro versante i bambini turbinosi
sbucano dai cappelli, scivolando di neve
coi sacchi per l’immondizia
questa la fanciullezza inamidata dal ghiaccio.
Dentro il calore scomparso il fuoco è possibile
inaugurato da un semplice soffio di un astro
di un polmone che rosso, quando è piccolo
tieni avanti la sciarpa o la mano per non perderlo.

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su neobar il post con pdf di tutti gli Auguri scomodi

su viadellebelledonne il pdf Albero del futuro con tutti i rami poesie

I nostri baci animali semplici

dicembre 16th, 2011 § 7 comments § permalink


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Un piccolo regalo mi dici. Non mi ubbidisci. Dovrò riempirti di baci.
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Mi resta accanto, mi tocca dentro senza la vastità di farlo
nel giorno d’inverno viene per primo tutto ciò che è freddo
ma fuori, aggiungo, se fosse un boccio
le radici sarebbero al coperto, come il particolare
del corpo amato sul letto, il potere di stringerlo
con tutto il bianco e la vanità del caldo.
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anche il tuo bacio mi preme e le labbra
in rara compressione dicono il mare
ceduto dalle scogliere e tornato alla fine.
Mi può giungere, è il tuo fragore
induce il tempo a diverse aporie
bianco, poi calmo di ninfee.
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l’uno all’altro
afferrati nella felicità corrente
allora è vero: nelle mani non c’è più sangue
sono immerse nelle forme e colgono ogni fremito
caduto in mare.
Diversamente che ci appartiene
l’impero di una semplice goccia senza lune
dispersa, che non hai saputo attraversare
troppe distanze, invero sprigionate immense.
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non c’è ritmo che possa contenere
lo sproloquio punteggiato del nostro piacere
la furiosa altezza della mia gamba alzata
il suo comporre nativo l’elemento musicale
Perché ha un nome e ci tiene assieme
ma ci conosce ancora poco e il bel sentire
non mette le parole fra le cose semplici.
I baci arcaici quelli sì sono pulci
pungono il corpo e lo rendono sfrenato
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dentro il tuo bacio si sogna
immersi di fronte al diorama
stregati per questo
la lingua gira il sangue fresco
ripetendo il meglio come un pappagallo.
Anche la notte è un globulo
legato al sole cardiaco.
Non è detto sempre solo intenso
e che tutti i baci giunti vi si addensino
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che le nostre labbra ci catapultino in ogni angolo riposto
come se già non fossimo anche qui dilaniati.
Solo che a stare felici non si dilaga come topi
si rende il luogo piovano e con delicatezza il bacio
affonda nell’intimo regno.
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