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altre ridotte (di poco notturne)

ottobre 23rd, 2011 § 6 comments § permalink

Rembrandt  filosofo in meditazione


 

                             [Introduzione]

nel dormiveglia, prima del sonno della stanza
la zona d'ombra nei colori della palpebra
e poi in sequenza tutto ciò che fluttua vegeta
un pezzo di lingua, l'esistenza larga
dopo una curva, l'inerzia della vampa
i margini del sonno che non garantiscono nulla
agganciano la notte come cuffia. In circolo
anche la propria storia, liquida, contrasta
e sotto la tunica del cielo nessuna stella pizzica.
Ma l'estraneità è una bestia che con due fili d'occhi
fulmini, o ti attraversa (non fare quella faccia).
Per il rumore dei camion anche la poesia è scomposta
:

A.

Tondi dove la notte avvolgi
del nulla e diventi un cammeo
issato sul luogo, un vessillo che ognuno
può agitare nel sonno. Più tardi il risveglio
il prendere posto all'appello, quando
la realtà offre i suoi spicchi d'arancia
tenuti d'aria, senza nessuna pazienza.

A.

i globi oculari dai quali salpano uccelli
immersi nel sonno, tornando
il ramo del ciglio o l'ulivo
che adesso appare curvato.
Qualcosa è accaduto e tintinna nel becco.
Come lo sguardo apre il colore
le palpebre rubano tele
e dietro il bianco la pupilla ripassa
col suo ago di bussola
puntato, da torcia.

A.

Appena urtata la carta si inabissa
e il rapido scuro comincia a scorrere.
Le mani chiuse non tengono il mare
attaccate al bene neanche a volerlo
semmai cospargono il foglio
o nel bagliore del polso lo riportano su
bianco come il ghiaccio. Sprofonda di getto
altro fermare, ma le lettere chiare
e il suono non preso, non voce che il moto.

A.

Cresciuto giorno per giorno
dal seme fulmineo, da quel minimo sonno
ha aperto all'oggetto. C'è un certo tipo di orecchio
fin che la voce interiore fa un torto. Chi sei
al mondo nel mucchio, che trovino un ritornello!
E poi nel foglio più pallido, per tutto l'intelletto
dritto un abisso, puntualmente un sondino nel petto.

A.

è l'incontro che appare
già accaduto, un cielo
ma diviso, sopra e sotto
e il sole nel suo flutto
sul registro
cerca le guance delle pietre
poi promette
di non finire nelle strette
dove il cervello rimane per poco
soffice, odoroso.

A.

rose come corde tese
multispine al celestiale
appassimento. Non bordo
che reciso a stento
slabbra ansioso
ma polmone chiuso
che con due torsioni
riempie di sangue il collo.

A.

tanti saluti.
Le labbra frasi che non riescono a staccare
la città virale quartiere su quartiere.
Febbre delle solite tossine, la lingua facile
e l'infilar che soffre, sicuro proiettile.

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