Crea sito

ridotte amorose

settembre 29th, 2011 § 10 comments § permalink

De Staël senza titolo (per Renè Char)

A.

Questa sera che la prossima bellezza ammira
mentre riannoda le tue alle mie braccia
questa sera non ancora esausta, a nulla priva
più della gioia o dell’insonnia di una stella
(il nostro bacio la cupola dove attirarla)
questa sera che spoglia l'uomo nella donna e viceversa
quando poi si desta, scoprendo che le braccia
hanno una taglia piccola, ma sono due gocce d'acqua
ancora trasparenti .

A.

Spazio di noi, ingenuo. Emergiamo al mattino
con la testa enorme, spiccata sul muro
la lancia di luce, quasi sollievo, pronta allo scatto.
L'odore di sesso morbido come un ramo di salice.
Da qualche parte si scava il centro dell'iride
e nell'alleanza riconoscibile questi siamo tu-io
che il denominatore apra gli occhi al cielo.
Il nulla è anche un rilievo, se sezionato esclude
se non c'è manca o troppe tele credendo a noi
stringono il cuore.

A.

Tu dall'inizio
che hai amato in petto
il fuoco arso
ma non quando è fisso vaghi nel mare
né allora le angosce
suonano il pianoforte delle vie
oppure
i giocattoli di neve sono posati
accanto ai vestiti.
Dal treno rivedo i luoghi infuocati
noi che bruciamo
e il cielo che se ne esce
candido come un bambino.

A.

un solo foglio e la tua voce illuminata ha la canzone
di quale profumo, sapendo di morire, depone il sale.
Aspettami nel luogo di origine – oh alla fine -
al biancore si potrebbe, le mie labbra curve
cinte le tue.

ridotte 3

settembre 8th, 2011 § 8 comments § permalink

"Adamo dà nome agli animali" (bestiario di Aberdeen)

A.

di nuovo non resta che scrivere
mescolando la ridda in fatto di nuvole
perché ciò che trapela al bambino scrittura
dal cielo del ventre, rosso come da sotto la ruggine
cerca parole carezze, sottratte, di non lentissime.

A.

per l'assoluto tendini finissimi nei margini
scattando come insetti sull'asola dei gesti
andar per fiore

e come ci appartiene ogni più piccolo legame:
il corpo di moltitudine serale e l'ombra una cinghia
veggente che si allunga, non tanto di catena sciolta.

A.

pura fantasia per trauma
un colpo e la specie prediletta
casca al sommo della frutta
natura morta che la tecnica non spiega
ma impressiona e immortalando impara.

A.

sbava sbava
la lumaca della scrittura
allineandosi per margini
e fili serici
la grafia dei tetti separa alati
e versi propri gridano a casa
finita l'era di bocca in bocca
ora sta stretta.

A.

Arrivo, nella pioggia non mi separo
la paura del tuono avvolta al bambino
che percorre il sentiero col flauto
e giù l'acqua suonando

nel grembo sono libera di andare e venire
per memorie e colore, se serve, sanguinare.
Forse la via più breve, che non sopporta il sole
il pallido baco da seta delle poesie.

A.

fin dove il tetto allunga alla rondine
il becchime delle piogge profonde
come tu stessa hai gridato
all'apparire del vuoto ogni fatto si è disciolto
e la mano in bilico
non trova più il gesto, né il compromesso
l'orrido intatto.

A.

ecco la portata della luce estiva
sotto di essa vibra il ticchettio dei topi
legato a quello dei poeti da trappole e buchi
più notturni suonati fra felci di strade

Ripetere ciò che afferra parole
quando il silenzio delle schiere
bianche e prigioniere invade
girando la chiave a seconda del lume

continuare a squittire.

A.

intorno la voce sottratta al pari di una lucciola
che la mano insegue prima della morsa.
Ma lascia perdere la forza e il cavo delle dita
così che luminosa e insegui e non sei cieca.

.

.

Where am I?

You are currently viewing the archives for settembre, 2011 at margherita ealla.

Create blog