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ridotte per altre lettere da mare

agosto 19th, 2011 § 6 comments § permalink

Denis Le barche gialle

 

A.

Pochi metri ed è un foglio marino
per l'esistenza di Dio che contempla il degrado
e batte il tamburo dell'acqua
mentre la tonalità invecchia e la faccia
dalla nuvola di cipria è senza uscita
ma un colpo di luna alla nuca gira la pagina non si riposa
l'inquieta buca non svuota il mare, né lo fa il secchiello delle poesie.

A.

Ecco, mettendosi a fuoco in un calco di cera
la bambina non si separa. Rimane rotonda
portata notturna e in caduca figlia
si mette a giocare con tutta la sabbia.
Scava pensando di sbucare dietro il mare
ma il buco bifronte forma le montagne.
Più simile la parola al traghettatore
cerca le gemelle di terra, la bocca madre.

A.

la sabbia appena giunta instaura
i vasi che contengono gli arti
soggetti a più parti nell'attesa del sole
Nessuna stella calma tanta fame
nessuna sottrae tanta acqua
che poi abbatte in un tronco di pioggia.
Per questo la luce sviluppa ogni foggia
(foglia o corteccia).  Sconvolta grazia
l'albume di un''ombra che dà sulle spalle
è un' ala di terra, lascia le mani libere .  

A.

un vento che sospinge e l'estate di costole
porta alla luce.  Non c'è cicatrice che
non usi oro colato vivo
per giacere fonda come una mandorla.
Un piccolo scudo che ancora sanguina
e si risveglia radente la sabbia.
Ci si lascia il ferito come sull'erba
gli occhi coperti di acqua
Ognuno la piccola tazza 
         nel colmo fiabesca
Il buio non ha  una tale zona protetta
       tu che hai sulla carta.

A.

tripudi di una goccia, salire nella stretta
di uno schizzo in alto. salire per prenderlo
mentre  ride dell'annuncio che le acque
vengono nell'eternità per spargimento
e già nel profondo hanno il linguaggio
delle fauci che emergono spaccando
il frutto.   Venne proibito
ma il segno è tratto, nudo osso che parla
della sua polpa chiave o funeraria
mangia che ti si mangia storia.

A.

un cielo a strascico per la specie crescente
infatuata del bramito di onde, ancora più
da tavole bianche che una volta scolpite
non cambiano la propria natura di pietre.
Ma le onde diventano asce, furiose
senza guida nei boschi. Per mettere a fuoco
le parole dei corpi: ettari e movimenti marini
di alberi, il sangue dei paesi freddi o caldi
brutale sulla bilancia dei poli.

A.

due vengono con il piccolo piombo dell'ombra accanto.
Scambiano il mare sceso dalla nube con l'eterno amore
che colma le stature

se un solo tremore
la fossa del piede è meno profonda, più incline
a perdersi nella sabbia, a lasciarsi andare.

A.

ma un addobbo scuro di mare
fa presentire il naufragio.
Il due usato per la bellezza
allenta le braccia chiamate che ora
aperta la guaina della creatura
esce la voce madrina.
Che avvenga fa male
non esistono innocenti parole
ma scabre campate di onde
in cielo come di palme.

A.

ma ondate di sacro colore
il vento esplode.
Lasciate ogni pennello.
L' occhio in cambio
apre e chiude
ha squame lame
la fiocina delle pupille
sulle cornee balene.

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