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acqua acqua

novembre 22nd, 2010 § 13 comments § permalink

antico acquarello cinese (Gullin)

Semmai nelle ore senz'alberi viene da scrivere
le piogge che si lasciano scorrere dal tampone di etere.
Alza il muso l’adesione umbratile alla folata di luce
ma sono poche le grafie d'acqua accerchiate
più i colpi di spugne, le osmosi di terre che impregnano squame.
 

 
*
la pioggia continua così abituale
che non senti che ha smesso di strillare
precipitando dal balcone.
Forse tendi all'amore
che lo fa più lentamente
alle mani allungate
a poche volte.
 
 
 
*
ma chiedere d'acqua a nubi di polvere
per attaccarsi alla vita in modo quotidiano.
Pensa 'ogni goccia un ticchettio da cui non mi separo'
e la materia di cui fai il pieno sciolta nel cranio.
 

*
da qui nell'infuriare del muro
l'acqua dà capogiro.
Tolto il cielo
nessun Dio è leggero
spariscono anche le scritture.
Questa la pressione
un lavorio di righe
come topi, se non di secoli.
 

porta

novembre 12th, 2010 § 10 comments § permalink

enjoying rose

*
che entrare nell'altro
fosse un sipario, né meno assurdo
di prendersela con il tutto
il bacio che muove dal volto
afferma il contrario.
La dolcezza riduce il controllo
frastorna lo spazio. Dopo si è detto
nulla è disgiunto
gli steli convergono nell'acqua del vaso
anche l'amore non esce preciso
di come si era innamorato
e accostando la mente
fluiscono le guaine notturne
sulle contrazioni livido / morbide.

*
Se solo rientrando
portati in salvo dal nostro sonno
e fuori l'affanno che confonde le ali
sommariamente i nodi
che più inoffensivi trascinano al largo
più il cielo d'autunno parla d'ostaggio
su per la gola, non c'è ancora o prora
la lingua che cerca la sera, né corda, né via.

*
posare dove il braccio lascia la sua stringa
aperta come una tomba e l'inerzia solitaria
non ritrarla, sembra già strettissima. Ti volto
nella traccia e senti l'aria che rafferma.
La realtà presa per malattia venerea
non per nulla, cavalca la sua immagine.
Se va svanendo di penombre, comincia
pur sempre dalle storie singole e
nella libertà di unirle, sappiamo dolce
anche feroce lo sbattere di palpebre.

incipit in piccolo vano

novembre 3rd, 2010 § 0 comments § permalink

Visnù sdraiato sul serpente Sesa

anche fidate
sotto le tegole degli spazi vitali
provi la paura dei piedi
prima dei territori, quando i vermi dei suoni
increspano il terreno e l'ascolto continuo
non ha sollievo, nemmeno il passo lascia il tamburo
 

*
sfiorando la profusione dello scrivere
il clitoride di lettere per nulla conserte
ti punge la piccola serpe
e
lievemente
il piacere di fissare la morte
nel bianco di pagine.
 

*
oppure con il tremore dell'inguine
scuotere il dosso, fornire il pretesto
di dividere il frutto
più basso di una verità dolorosa
o della vuota sorpresa di essere al vaglio.
È bello esistere conficcata nel panico
un colpo mai tolto
che finisce di moltiplicarsi nel corpo
una consecutio di spazio. 
 

incipit in piccolo vano

novembre 3rd, 2010 § 13 comments § permalink

Visnù sdraiato sul serpente Sesa

anche fidate
sotto le tegole degli spazi vitali
provi la paura dei piedi
prima dei territori, quando i vermi dei suoni
increspano il terreno e l'ascolto continuo
non ha sollievo, nemmeno il passo lascia il tamburo
 

*
sfiorando la profusione dello scrivere
il clitoride di lettere per nulla conserte
ti punge la piccola serpe
e
lievemente
il piacere di fissare la morte
nel bianco di pagine.
 

*
oppure con il tremore dell'inguine
scuotere il dosso, fornire il pretesto
di dividere il frutto
più basso di una verità dolorosa
o della vuota sorpresa di essere al vaglio.
È bello esistere conficcata nel panico
un colpo mai tolto
che finisce di moltiplicarsi nel corpo
una consecutio di spazio. 
 

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