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sistema venoso

ottobre 25th, 2010 § 8 comments § permalink

Denis le barche gialle

Viene prima il dorso, poi il flusso elastico
che naviga la mano. Sarebbe più opportuno alzarla
vedere la sua faglia tingersi di lato, il sangue dietro
che dispone il cielo. Ma intanto è buono, ogni dito
è sopportabile. Così diviso dalle acque fonde, in vista
larghe.
 
 
*
La timidezza delle albe sulle stagioni impervie
fa aprire le tende e le domande, quante montagne
come birilli all'orizzonte, puntare il sole una o più volte
frastornando il margine, il colpo che scende.
Non capire le forme e nemmeno chi vince
giù per le scale di aria, sola in bellezza
la mano appena messa in tasca
spaesata di ginestra.

 
 
*
e tutto accumulato senza furore cieco
in modo che l'autunno esploda lento
il solo impeto volendo
all'annuncio di un paese diradato
dove il fuoco che lucertola le foglie
invade il tunnel, gettando le parole
dalle lingue con la stessa mano
pensando che al dorso è appiccicato il cielo
al palmo lo specchio nero di un macchiaiolo.
 

ostie (continue riprese)

ottobre 14th, 2010 § 8 comments § permalink

Malevič "quadrato bianco"


*

Il corpo notturno è un pane che lievita caldo
e prende forza dall’aria. Nel dormiveglia
si arricchisce di nuovi dettagli.
Non solo irraggiano morbidi
anche la crosta protegge i quaderni
fasciando i più gelidi, le figure impossibili
e la ferita che nella buca va per strapparsi.

 

*
che nessun corpo in assenza di vento.
Dai righi scritti sul bianco, fino dal collo
i polsi dormienti che tornano indietro
e su per la vita vagamente imperlati.
Ecchimosi colmano i vuoti
spandendo i fiocchi e dentro il sintomo dei pioppi
la strada che insorge picchia direttamente nelle tempie.

*
quasi più importante del cibo
il foglio desolatamente chiaro, poi percosso dal nero
dal vento furioso che pianta il segno in una fila di alberi
per poi sradicarli, o spingerli
presto o tardi il potere arriva alle punte
e le dita smettono di essere fredde.

 


b/n che la forma vigile sostanzia

ottobre 2nd, 2010 § 12 comments § permalink

Sigismondo "Levrieri"

 

*
per un cane sciolto
l’educazione di un collare a strangolo.
Sono rimasta dentro il dubbio
fuori dal tempio, all’angelo

 

*
Per esempio metti in conto (non l’annuncio)
questo è un tondo
liscio specchio, non ancora podio
vetro, ferro, legno, semmai sostegno
per un momento al quotidiano
affacciarsi dello spasimo
un posto dove poi contamino
e il dubbio si rivela umano
tronco al primo giro.

 

*
il nero che scivola dalle mani
nelle congestioni rimane increspato
di sentieri quasi vivi
che si accodano e poi dietro
prendono a tirare su lo strascico.

 

*
Se ti pieghi stanca viene incontro l’ombra
in un capogiro che inonda come un occhio eccessivo
tenuto al palo, mentre il tuo nel lucchetto
apre di scatto la varianza di un’isola
e la possibilità di raggiungerla.

 

*
questo specchio rende fede la sostanza
e quel che più conta reintegra la luce figurata e avvinta
che cade rilasciando spore dalle ovaie
il segno tramandato dagli oggetti
bianco/nero oscillante fra equinozi.

 


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