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settembre 24th, 2010 § 0 comments § permalink

VENGO ANCH’IO!    S I’ POI TU,   
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dinamica

settembre 23rd, 2010 § 9 comments § permalink

Turner

 

mentre la città tolta dalla foglia
cambia nel nulla o si dà in pasto al mare
noi in forte espansione guardiamo le lastre delle nostre esistenze
le cerchiamo avvinte alle sostanze, in controluce le cause
lo spargimento di sudore.

 

*
perché anche l’amore
se lo immergi nel fluido, perde
il suono più stridulo
la tensione di ancorarsi al suo idolo
all’affanno più torrido.

 

*
che le cose scivolino dal tono mistico
dentro il barattolo dove il dito prende di scatto
il dolce
in punta di sonno; perché non avvenga il letargo
l’amante muove lo specchio, toglie quel che si fissa del corpo
apre il passaggio.

 

*
tuttavia gli spazi riprendono la titubanza dell’incontro
come il piccolo punto che allaccia
la stanza alla bocca, la tenerezza
sulla quale poggiare gli occhiali per giunta
il fruscio dove si adagia la forma con i capogiri dell’erba.

 

*
ma la tua mano è alla pioggia
distesa quel tanto che basta
a sentire la linfa che passa
nel modo del caldo al corpo più freddo:
non incerto, ma sconvolto.

 

*
il nostro riso è un piccolo poggio
dove intravediamo vicini
gli scoppi
di stelle superiori, le nostre candide forme
a spiarli così nelle veglie, una volta scesi dalla torre
spinge a chiudere le tende, a smetterla di ridere.

 

Poetry Lab su neobar

settembre 16th, 2010 § 2 comments § permalink

 
ok – grazie Abele!

in andante

settembre 3rd, 2010 § 14 comments § permalink


Hogarth "the_roast beef of old England the gate of Calais"



] Andare fuori [

Ma l'ombra si appioppa alla città lombarda
mettendo mano al giorno estivo
che si vorrebbe tutto fuorché semibuio.
Allora il sogno, come uno scolaro
prova a rifare l'azzurro.
Chi passa non si accorge dell'equivoco
e turbina per strada a qualunque ora.
Talvolta ignora di fuggire la premura
delle pupille verso la strana luce
e le proprie stanze fermate per inciso
talaltra rimane volontariamente indietro
preso, straziato dal vissuto.

*

[ Andare dentro ]

per questo già prossimi come tanti pidocchi
infestiamo la crosta sottile. Più spazio
non fa sapere cose più grandi. Quanto ai giorni
si scavano i rantoli, finché l’ansia che svuota
tira il fiato. Ma con l’andare il creato
non versa appassito e appena estratto dal fuoco
colma il viso e il buco della radice in preda all’ignoto.


Where am I?

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