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agosto 25th, 2010 § 11 comments § permalink

Agnolo Bronzino "amore venere la follia il tempo"

di mele montate in un cocchio a lato del tempo



che il rosso esordisca in tutta la sua pastosa bellezza
mordi la mela giunta della bocca
la metamorfosi che desta
gli altri colori, le brecce dei temporali
che fra gli amanti tuonano

 
Per il desiderio è troppo crudo e fuori luogo
patire la divisione originaria dell’uomo.
Questa notte intenso, un tradimento
staccarlo come un figlio. Ma per metà era scuro
nella freccia mutevole dello spasimo.

 
ci uniamo dentro lo spiraglio
e pieno del respiro.
Più non socchiudo la bocca.
Lascio che la porti al colmo
senza romperla

 
avvampando lasciamo cadere le notti che ci hanno
umanamente cercati
e adesso in piedi, intricati nei rami che sopravanzano i fiori
prima rovesciamo le passioni, poi le ombre.
Impossibile fuggire ciò che langue.

 
perché nel disporsi dei nostri bianchi inchiostri
fiammati dal dito, non c’è solo attrito, ma il dolce
scorrere del vuoto, sottotraccia a rivelare
il qui e ora, la giuntura di essere / non essere
che trapela.

 
del tutto, del tutto pienamente il nostro culmine
seda nel sangue l’allarme per un amore terminabile
e mai sarebbe male tirare via il dolore.
Semplice, gli amanti hanno fede che il loro bacio tiene
non lievita di neve, non si squarcia in due, non pesa sotto il sole.

 


cip cip al di qua

agosto 17th, 2010 § 0 comments § permalink


pittura rupestre grotta d’Ana Kai Tangata

Fare la morte per buona parte, venire morti, anzi durare
con l’aiuto del colore i rami di mattine diventano fioriti
gli scalini per passeggeri ‘ alati / ‘la terra turbinante.
Infine luci gonfie di visibile, talvolta inquiete lampade
per ombre scimmie, talvolta finitezze di un niente
che ci svuota come tazze.


*
la morte è calma, non credere a chi dice che con durezza strappa
la vita quando avvampa schiaccia, allora è lei che spezza
colpisce i piedi, la testa in giù dagli architravi.
È tra i vivi che si tendono confini, la profondità dei morti è senza
superfici, durata senza fuochi. Come nei teschi: dal bianco
entri nei vuoti.

*
dall’altro mondo, sotto un cielo di metallo
ritorni al giallo con il fiato, rivelando l’albero creato
dalla lingua in canna, spinta fuori fredda

in ogni scheggia la mortalità ordinaria rannicchia la puleggia
e il paese a mezza pioggia usa termini compiuti
a trattenere i tetti obliqui, mossi ad ogni passaggio.


*
un canto dispiegato e raramente uscito dal budello
così, senza disordine. Nessun virtuosismo del molteplice
al più si quieta il vortice nella cara abbondanza della voce
e le debolezze soffiate in semplici matasse rendono alle bocche
al silenzio l’inestricabile carattere.

*

cip cip al di qua

agosto 17th, 2010 § 9 comments § permalink


pittura rupestre grotta d’Ana Kai Tangata

Fare la morte per buona parte, venire morti, anzi durare
con l’aiuto del colore i rami di mattine diventano fioriti
gli scalini per passeggeri ‘ alati / ‘la terra turbinante.
Infine luci gonfie di visibile, talvolta inquiete lampade
per ombre scimmie, talvolta finitezze di un niente
che ci svuota come tazze.


*
la morte è calma, non credere a chi dice che con durezza strappa
la vita quando avvampa schiaccia, allora è lei che spezza
colpisce i piedi, la testa in giù dagli architravi.
È tra i vivi che si tendono confini, la profondità dei morti è senza
superfici, durata senza fuochi. Come nei teschi: dal bianco
entri nei vuoti.

*
dall’altro mondo, sotto un cielo di metallo
ritorni al giallo con il fiato, rivelando l’albero creato
dalla lingua in canna, spinta fuori fredda

in ogni scheggia la mortalità ordinaria rannicchia la puleggia
e il paese a mezza pioggia usa termini compiuti
a trattenere i tetti obliqui, mossi ad ogni passaggio.


*
un canto dispiegato e raramente uscito dal budello
così, senza disordine. Nessun virtuosismo del molteplice
al più si quieta il vortice nella cara abbondanza della voce
e le debolezze soffiate in semplici matasse rendono alle bocche
al silenzio l’inestricabile carattere.

*

cronache muntagnine

agosto 10th, 2010 § 0 comments § permalink

Hokusai "Il temporale sotto la cima"

*
è tutto qui, un cerchio di montagne che puntella il suolo
quindi non mi porto addosso nessun simulatore di volo.
Più tardi con il mio vicino parliamo del cielo
chi lo vede viola, chi già scuro
ma entrambi ci intendiamo, nessuna base di attracco:
vasto è un abisso.

*
e da lì che nasco, come te del resto
sotto foglie di cielo viola scuro
trapiantate nel terreno.
Il colore è quello dei campi di sterminio
ma in effetti è solo un segno
e nemmeno tanto assurdo
per ogni uomo che ci va di mezzo.

*
oppure fiamme sulle montagne azzurre
accendono le terrazze eterne e i capelli di mia madre
raccolti sopra il padiglione. Dal crepitio
è lunga la caduta nel burrone, c’è un attimo di droghe
che tengono tranquilla la pace familiare
poi così sottile questa famiglia in erba
che costeggia la raccomandazione di una nuvola.

*
oppure torno
dal balzo di generazioni
che mi ha messo nelle mani
le punte di mio padre e di mia madre
chiedendomi di conficcarle bene
come salire attrezzata sulle cime
per poi cercare la luce di casa dall’alto.

*
no, non mi spavento, dentro di voi passo
e molto addosso. Così bambina
mi mettevate nella lana, adesso
sono più padrona di quanto pizzichi e isola.

*
                    [also sprechen per così dire]

in via delle parole, dal principio alla fine
conducono l’amore
dove nemmeno le schiere
degli angeli amanti osano arrivare.
Ci stanno solo in due, fanno finta di non capire
e non attendono la fine.
Dove prima c’era un fienile
che lentamente mi corrode
per te tendo l’orecchio, scrivo felice.

-

cronache muntagnine

agosto 10th, 2010 § 7 comments § permalink

Hokusai "Il temporale sotto la cima"

*
è tutto qui, un cerchio di montagne che puntella il suolo
quindi non mi porto addosso nessun simulatore di volo.
Più tardi con il mio vicino parliamo del cielo
chi lo vede viola, chi già scuro
ma entrambi ci intendiamo, nessuna base di attracco:
vasto è un abisso.

*
e da lì che nasco, come te del resto
sotto foglie di cielo viola scuro
trapiantate nel terreno.
Il colore è quello dei campi di sterminio
ma in effetti è solo un segno
e nemmeno tanto assurdo
per ogni uomo che ci va di mezzo.

*
oppure fiamme sulle montagne azzurre
accendono le terrazze eterne e i capelli di mia madre
raccolti sopra il padiglione. Dal crepitio
è lunga la caduta nel burrone, c’è un attimo di droghe
che tengono tranquilla la pace familiare
poi così sottile questa famiglia in erba
che costeggia la raccomandazione di una nuvola.

*
oppure torno
dal balzo di generazioni
che mi ha messo nelle mani
le punte di mio padre e di mia madre
chiedendomi di conficcarle bene
come salire attrezzata sulle cime
per poi cercare la luce di casa dall’alto.

*
no, non mi spavento, dentro di voi passo
e molto addosso. Così bambina
mi mettevate nella lana, adesso
sono più padrona di quanto pizzichi e isola.

*
                    [also sprechen per così dire]

in via delle parole, dal principio alla fine
conducono l’amore
dove nemmeno le schiere
degli angeli amanti osano arrivare.
Ci stanno solo in due, fanno finta di non capire
e non attendono la fine.
Dove prima c’era un fienile
che lentamente mi corrode
per te tendo l’orecchio, scrivo felice.

-

rovesci in punte d’occhi

agosto 2nd, 2010 § 9 comments § permalink

sparsi messi assieme  (prova iussuu n.2)

Ottiche di punta in quaderno su la Dimora del tempo sospeso di F.Marotta

Ottiche di punta post su la Dimora del tempo sospeso di F.Marotta

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