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maggio 27th, 2010 § 11 comments § permalink

Hokusai la cascata





il desiderio di bere alla sorgente

l’acqua che taglia le gambe [...]


*

che non si muore della morte

questa sera alle sette, di calma interiore

sembra banale. Non è nemmeno questione di cuore

sedato nel pulviscolo, tanto

sentire il percorso è mancare già al battito

e la luce sul tavolo ha da sempre il suo miscellaneo tremore.

Meglio dividere il fatto dalla sua situazione

pensare al fiume dove la morte procede per isole.


*

[quasi le semine

terra e verme presi dalla libidine]  [...]


*

Già che mi vuole, dalla morte mi faccio toccare.

Dentro il sapore una volta tagliata

il sangue per la dolcezza che lascia

muoverlo irrefrenabile


*

perché si muore, poche volte dolcemente

e, anche se vinte, costa prendere le distanze

dal proprio preziosissimo sangue.

Raggiunto il culmine

così varrebbe.


*

oppure la morte si distende

nella vita in modo artigianale

il camicino del nascituro

mostra un laborioso ricamo

Beninteso contro l’effimero ha un suo peso:

dice di un sole vibrato, retino di un occhio inesploso.


*

[dunque preso] [...]

Dove il vuoto? segui il vagito e dentro il fondo prosciugato.

addì

maggio 20th, 2010 § 8 comments § permalink

Turner "Colour beginning"

di qua esisti , ti attanaglia

svanire attraversato dalla sabbia

un granello lo puoi ingrandire

punge il tatto, si spacca in due

ma

finito il particolare, quando vorresti

ancora restare, di tuo, non già prigioniero

gettato in una botola di cielo

ecco, per resistere all’assedio

la luce come segnalibro.


*

di fronte alle stelle, a tanta luce barcollante

senti che il vento delle pupille intense

lasciato che sa leggere, dopo avere scosso

i fili di ogni cenere

cade di buio dentro l’iride.


*

è l’arrivo dei colori

che lustra gli alamari in cielo

Detesto pensare “troppo bello per essere vero”

a una luce di seconda mano.

Però sotto il nocciolo le basi si comprendono:

un nume tutelare sordo o preso da troppo spavento.


*

fermo

il mattino nel suo scranno

e le stelle che stanno a guardare

la volta insonorizzata di perline.

Sì dormire, dalla luce escono cesoie

per dividere le ombre e tutto ciò che emerge

accorciando il fronte.



cielo ripariamoci nell’acquario

maggio 13th, 2010 § 9 comments § permalink

Gustav Klimt "i pesci rossi"

nessuno spazio angusto per l’amore che ci trova a letto

pronti da tempo remoto, il corpo per entrare nel vuoto

addirittura si riapre ogni bacio.


*

né più sedotto, ti getti in piena nel suo corpo

come se il tuo fosse perduto e dentro di lei

la sola possibilità di essere trovato.

Così all’incrocio, quando il piacere ti muore dietro

gemendo in cerca di aiuto, fuoriuscito

il calore si fa prezioso.


*

La notte dopo averci intinto nel lenzuolo

cattura un gabbiano di sole claudicante

le ali sbattono le forme, il braccio sugli occhi

non serve a calmarle.


*

Dopo tutto

se la luce fosse il solo contrasto

e che rimanere dentro il sesso nello sgocciolio muto

o che, viceversa, con donato, l’amore divenisse afferrabile

questo spinge, si interrompe

piano, terribilmente.


*

e fermi d’acqua e cielo

già dividiamo il giorno in due

esposto il corpo delle gioie

stasera la reclusione per tradurle

(o qualcosa del genere)

adesso con la carne debole

usciamo pure dalle nuvole.


immobiliare

maggio 7th, 2010 § 12 comments § permalink

Piranesi




sulla matassa degli asfalti, sulla periferia in satelliti

intervenire con le forbici, muovendo a un cenno luminoso i gomiti

per creare i giusti corpi per i posti giusti

nel regno bell’incantato dei plastici.


*

la follia che è esplosa al metro quadro

rovinando il segno pulito del quartiere

mai visto tanti brutti tutti assieme.

Pro capite: numeri, non parole.


*

Fuori, merde sotto le suole, e non un cane

che giustifichi il notturno sul marciapiede

le trecce d’aglio dal balcone (scacciapensieri, maligni

o d’emozione) la gamba di una donna: interminabile.


*

il parto in frantumi del presente

restituisce un ventre metallizzato

l’angoscia dell’impigliato, ma non in un rifugio.

Nel piccolo, il blu una foglia di fico.


*

Partire col piede sbagliato, le nuvole in su un fogliame

oppure il pied à terre per essere stanziale e farla bene

socievole questa prole. Il minimo comun denominatore

è il piacere orale di essere nominati

al netto di visceri e di tanti narcotici.


maggio 2nd, 2010 § 7 comments § permalink

Fragonard "lettera d’amore"





[lettera del tipo cuore-amore (con gigi paladino)]

 




se nel mio laccio ti fai più prossimo

infittendo l’amore sotto la campana di vetro

all’esterno il reticolo che protegge lo sbalzo

che fa del bacio, a corpo aperto, un applauso

(lo so, nelle strade alloggiano casi simili al nostro

non posso sentire dolciastro solo quello degli altri)


se dentro i lacci riconosci negli ansiti

gli umori in circolo, l’idillio, il corso

il gioco del mondo di colpo giocato

(e così il taglio per uscire dal vetro)

il sesso infine per le unioni di sangue

allora questo solo ti accorge: sono pulegge

più si allontana un cuore, più l’altro si stringe.



P. S.



più di così non riesco, avvicinandoti

la scala degli uomini non è quella dei simboli

e battere i denti sui fogli bianchi

non equivale ai brividi degli incontri.



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