Crea sito

angolature doppiate

aprile 27th, 2010 § 12 comments § permalink

Odilon Redon "il ciclope"


*

in quanti sguardi poi ripartire la presa del reale

se non fosse per la cattiva educazione gireresti gli occhi

come al cambio di stagione i materassi.


*

mi viene incontro una smerigliatura

la litania di quel che accade sotto forma di accaduto

disabituata al buco della serratura, alla balaustra

di una mattonella, quello che mi prende in faccia:

una sberla.


*

Se mai si fredda il fiato

specchiando la bocca sul trombone

di autorità a dozzine

un rumore che non fa parlare.


*

non gli occhi ma quei serici nervetti

che battono le tempie

ad amplificare ciò che ottunde.

Per il mal di vista si stringono le bende

le cineprese tagliate dalle macchie di sangue.


*

Quel punto sommerge, una fine da sempre.

Vagano nelle acque retoriche

domande che frigide (iceberg)

si sciolgono senza calore.

Quel pezzo di vela non tiene

la parte di spellare le mani

silenziando la cerbottana dei tendini.



arringa

aprile 21st, 2010 § 8 comments § permalink

Ensor ‘scheletri che lottano su un’aringa raccolta




Un’esistenza, crede. Se la prende col male. Abituata alle prove

non sopporta le abiure, ma vivere morendo (lapalissiano farlo)

girata alla nascita e dal pensiero come un ronzino:

‘se non fosse nulla di buono?’


*

Il male penetra la testa, nel buio la discosta.

Per metà mi sono già tolta la vita e torno piena di fiducia

sul piatto la lingua disseccata che grattugia.


*

Un ramo di sangue pulsa, sei malato

il mandorlo di febbre non regge lo spartito

ma canta un bene di rifugio dalla corrente d’aria

-nulla- la bocca adatta al vagito e al melodramma.


*

quanto è qui narrato se in uno sbancamento

fin dentro l’alveo di una ascella, la mano calma

la ferita come un uccello in gabbia

e tutto che sussurra, spurgando da una linfa sradicata

in men che non si dica, la materia poi appiattita

nel profumo di mandorle amare.

Di nuovo mi voglio divertire, dice in una logica di sole

e per avere ragione mostra il tracciato della febbre.

Queste lineette sembrano così fredde

la morte che mi venne non faceva male.

Altro mi torna nelle bave (giorni di rugiade

per il corpo terminale), altro ancora

in un trapasso di beatitudine per il gran ridere.

tes chi (sei qui)

aprile 15th, 2010 § 12 comments § permalink

G.Grosz

*



fra saliva e terra un vento scarruffato, lo spago del saluto.

Spezzarsi di lì a poco, ma l’immanente ogniqualvolta

prende la stretta e la riporta alla posizione iniziale.

Rende alla carne il suo favore.


*

a seguire, i resti alle torbiere, ancora sedimenti.

Se apri i secoli pallidi (la stretta cava dei viventi)

quale altro segno distintivo, falangi come aghi di pino

tirano il palmo della mano. Un rio d’assolo, bada, disertato.


*

sul ritorno, un mosaico, le piccole facce. 

Ma le scene aperte non si addicono

a mettere insieme le tessere. Troppe

le vie d’esistere nell’uniforme di mosche.


in gattabuia di luce

aprile 9th, 2010 § 7 comments § permalink


William Turner "alba con mostri marini"




che fuori non sia data mano di colore

spente le epifanie e i grattacieli di fronte

giungono le albe in vetro cemento

questo riporta lo scandaglio: guarda dentro.


*


Un salto dentro il quadro per toccare ad occhio nudo

la luce che punzecchia, dove la polpa attacca, dove spegne.

Vedere è più che uno splendore: a pochi metri circa, oltre la lastra

la luce si è disciolta, oppure orrenda subisce un’inversione.

Qualcosa a che fare con l’amore: dal volto esce la notte e il giorno

l’ingrandimento orario, il muro di cemento.

Anche il coito che ti ha passato l’osso degli antenati accompagnandolo.

Non è un equivoco: rimane scolpito il gemito, una stella di latte

uno zigomo.


*


certamente il sogno, il lungo andare bianco

delle cose che si perdono, in piena vanità col sottobosco

diluendo il passo come un tubetto di colore.

Dagli effetti non è facile individuare

di chi il tratto, l’impennata improvvisa del pennello

uomo o albero, prima un tronco, poi nel panico

i rami inclini, le innervate ossessioni

tutto via, fino all’annottarsi dei cieli.


fr’vola

aprile 2nd, 2010 § 14 comments § permalink

H. Bosch  "il giardino delle delizie" retro (la creazione)






La tua mano mi contiene e lì fiorisce ogni stagione

vibrante il suo profilo oltre il brontolio del tuono.

Moriamo, o ci si attenua nel bisogno

ma dilatando l’uno all’altro e poi nel tempo

dove hai posato il seme

dentro le incommensurabili fessure

dita pieghe in preda ai fulmini.


*

quali orizzonti, dove mi spingi

in questa città di altalene

le mie tante pelli irriflessive a volte

che tutto si cancella come se niente fosse

e rimane un vivo acuto

scuoiato dal tuo sesso quando immerge.


*

sotto un cielo protettore, la morte, non l’amore.

Con un dito prova a giudicare

dove il respiro viene, fino quando sopravvive.

La morte fa da padrone? l’amore fine fine.

Where am I?

You are currently viewing the archives for aprile, 2010 at margherita ealla.

Create blog