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tondi

dicembre 30th, 2009 § 16 comments § permalink

O.Redon ‘silenzio’



A neve ferma con il lago sulla faccia

una rigidità di carpa impressa all’amo.

Forse più caldo scendere un buco nero

percuotendo il suono con la punta della lingua

nell’apparenza di una formula, vaga l’orbita


*

a chiedergli della libertà risponde con un gesto

traccia un cerchio per riprodurre la teoria dell’urto

sei fuori o dentro -spazio-

la bocca di un pazzo legata agli spaghi

di un diario, affini.


*


Il pettirosso lampeggia un moto d’aria, solleva

la soglia del gelo. Prendo allora la mano

e la metto sul vetro, rimane il calore afferrato

per gioco, per sbaglio. il battito sveglio

prima di tornare nel vaso.

 

 

BUON ANNO A TUTTI !!

fa la neve

dicembre 19th, 2009 § 16 comments § permalink

De Nittis sulla neve




Tuttalpiù l’inverno si fa calco

a mostrare leggerezze mosse a neve

con la bocca del catrame tutta in tiro, sdrucciola nel gelo


quando addenta

i piedi come cuccioli

sbattendoli agli spettri di un bisogno urgente.


Per stare al mondo delle parvenze

nella battaglia di cuscini

anche la nuvolaglia sprimaccia i cieli


chi va via fa posto.

Piaciuto, visto (ad un palmo dal capriccio), pure col fiocco

quale andazzo disturba il passo quieto delle cose


se nelle vie a fiumane, il freddo è incontro alle caldane

di una città di vita, la calza del metrò smagliata

le borse agli occhi dei palazzi


che in quanto a darsi

il senso ciurla dentro l’osso, in deformità di specchio

alla ricerca di un indizio.

quando il principe azzurro è un principio

dicembre 12th, 2009 § 27 comments § permalink

Antonello da Messina dal San Sebastiano (part.)

Il cielo l’hai nel ventre

dove sei stato pronto a uscire lungo la treccia ombelicale.

C’è sempre una terra di bastione, una dinamica, non quella del pallottoliere


hai, morde l’indice il sapere, certo affamato di spaccare l’osso

un qualche succo, no curvare il corpo per le doglie del principio astrale.

La carne è ondulazione, nel crepitio di seme un regno di cortecce e tane.

 

*****  a due voci:   Schweigen  -  Margherita  *****

Naughty Naightly Knight…

Magica notte in groppa ad un destriero
A
vanza cavalcando in mezzo al bosco
R
e o cavaliere, io lo riconosco
G
entile oppur violento, umile o altero
H
ben nascosto il suo capo leggiadro
E
stillante sudore: onesto ladro
R
uba quello che dona, mette o prende
I
mpaziente: il momento ritto attende;
T
osto alfine sparisce nel suo covo,
Avvolto nel mantello, sotto a un rovo… 

-

S
corre. La proposta
C
alza, cavalca: è pertinente

H
o da farmi simile a una dama, ecco almeno un’idea ammirabile!

W
as ist das mi chiede la notte (è pomeriggio, ma siamo a dicembre)

E
fuori dai ricci, dai lazzi, mi avverte: è questione di pelle

I
l corpo si imbambola, nudo fa impallidire le ombre

G
iusto vestito, attenta, diventa impeccabile

E
in verità

N
on ho detto ‘tutto: guida il fulmine’ * (*Eraclito)
-
-
M
i sembra quasi simile agli dei
A
volte, addirittura, anche di più
(R
e della vita è guerra: dove sei
Gast sei già ghost) chi può dire il suo "tu
"
H
ypnos e ippos: l’uno fuori, dentro
E
sile l’altro, ma non trova il centro:
R
ampa nell’aria esulta ed è già troppo
I
ncespica nel fiato del galoppo:
T
utto è nome come… biscotti… té:
Appena l’Essere è il non essere non è

-

Se ‘tutto è nome’ , dunque: cavaliere
C
ervello o cavallo, quel che c’è c’è

H
asta la vista, il conosci te stesso:

W
ho.

E
poi l’orbis pictus dentro l’inconscio

I
l momento di incontro, quante belle cerniere

G
si procede, stretto l’amore gentile

E
al di là del miele e di mille galanterie

N
utre chi
ha cuore di lasciarsi andare.

-

Ma tutto è nome non perché non dice
Abbastanza, ma proprio perché onde
Radio sonore sulla nuda pelle
Gentile pietas di una meretrice
Hasta all’asta, e a dove si nasconde
E si mostra e ti fa veder le stelle:
Realmente dici il vero: che donarsi
Impossibile se non è lasciarsi
Tutto succhiare dall’ape: il destino,
All’occorrenza il cuore… l’intestino…

-

Stelle stelline: un cielo d’asta, ‘eppur si muove‘. Tutta sotto/sopra ride.
Che fuori dal guscio rischi l’illusione, ne sanno qualcosa le tartarughe
(Hanno da correre bene mentre Achille le insegue)
Weiss è più di un colore e passando per il prisma personale
Essere / non essere fa stare
In preda alle sfumature.
Gonfia l’arbitrio al piede (una palla finire in catene)
E un’ape nel campo visivo…
Narciso con un certo fastidio.

-

Modulare: latino misurare
Allora Weiss..weisse.. weise…why?!?
Ritorni sui tuoi passi, uccidi, vinci
Godi entrando da dove eri già uscito
Hola del mondo, almeno… perdinci!!!
Estenuato si fosse divertito!
(Rincorrersi tra eroi dei e animali
In terra o dentro l’acqua… e poi maiali
Tornare uomini… ma dai, non vedi?
Altro fa stare meglio, anche d’in piedi…)

-

Se il problema è l’eterno ritorno, vado divengo
Circe che fa maialino con la dolce metà del globo
Habitus d’un d’in d’in, mi tasto il campo: provo
Watt! sono. Donna e così sia, con un gran bel fondo di energia
Evidenzio la sera che mi aspetta in piedi
Incrociando i fanali dei miei conduttori
Grazie, rimango fuori, se entro cosa mi concedi
Esatto, ai fianchi, segui…Un po’ di lingua? (quanto mi arrotonda!)
Ninna nanna o solfa?

 

presepe albero & C

dicembre 8th, 2009 § 11 comments § permalink

affreschi pompeiani (part.)

*
   *




Che nel freddo l’indugio si fa più rosso

anima o corpo, conta alla fine chi ti ha scaldato.

Perciò il respiro esce piumato e le fibre muscolari

nei brividi dei punti cardinali, aprono alla leggerezza degli uccelli.

Intorno il rincalzo degli inverni, la terra al massimo sui pattini.

*





l’autostrada un ramo di Natale

su e giù l’intermittenza di lucine

poi un fondo d’anello cresciuto al labirinto


si torna o scappa via dall’intimo


non la velocità, fa fede il mondo

ma nessun angelo va spalancando.

il vuoto tronco, l’attimo ninnolo.


l’immagine non c’entra

dicembre 3rd, 2009 § 15 comments § permalink

W.Bouguereau "L’onda"

Perché prova dentro una passeggiata agra

le mani nel caldo della giacca, a risvegliarsi come una marmotta.

Intanto il vetro fa il copista, rimanda oscurità dovunque.

Anche il moto si rapprende, sotto i piedi per una nebbia di soffione

cos’è accaduto stamane, sì, se lo ricorda.

Lasciando perdere la forma, l’ombra di sostanza e fuori il nome

lasciando perdere le biancherie dei propri fili fissate ai terrapieni per fare vela al mondo

rimane l’ancoraggio di un sorriso giusto d’apparecchio

il bianco tratto da una pinza d’osso.


*


Andando a zonzo, niente altro, ah sì il rientro

nel pack quadro della doccia. Dal caldo la pelliccia

si fonde con la tenda di plastica, drappella il corpo intorno.


Sciocchezza pensare al vuoto dello scarico

più in là non scivoli

e l’acqua, c’è da chiedersi, non porta via se gode


se batte uno spazio fra le pieghe, tu in mezzo.


 

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